Marghera nel Mezzo nasce da una ricerca di design partecipativo condotta nel 2023 da Chiara Portinari per il MA Design for Social Innovation and Sustainable Futures del London College of Communication, University of the Arts London. Al centro: l’identità di Marghera e il senso di appartenenza di chi la vive.
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Perché Marghera
Marghera nasce nel 1917, in piena prima guerra mondiale, su un’area paludosa affacciata sulla laguna. Da una parte le industrie e il porto, dall’altra la Città Giardino, con grandi viali e piccole case con l’orto, costruita per le famiglie dei lavoratori. Ancora oggi le due parti sono separate da via Fratelli Bandiera, che un tempo era un argine da cui si vedeva la laguna.
La ricerca parte da una domanda: come arrivano, a livello locale, le grandi crisi del Nord globale? A Marghera si vedono tutte. L’area industriale è stata tra le più inquinanti della storia italiana, a caro prezzo per la salute delle persone e per la biodiversità. Il quartiere è da sempre una meta per chi cerca lavoro, prima dal Sud Italia e oggi da molti altri Paesi, e accoglie molte persone rifugiate. E il turismo di massa di Venezia, a un ponte di distanza, riempie ogni giorno Marghera di visitatori che non possono permettersi di dormire in città.
Sono forze che tendono a dividere le persone. Eppure Marghera ha una lunga storia di cooperazione, nata attorno alla vita di fabbrica e alle lotte per un lavoro giusto: oggi conta circa 250 associazioni attive, quasi una ogni cento abitanti. La ricerca vuole proteggere questa inclinazione alla comunità.
Il metodo
Ricerca d’archivio, un questionario online, tre interviste con esperti di comunità, un libro, due passeggiate di ricerca e sei mappature collettive. In ogni fase abbiamo cercato di ridurre le distanze tra chi fa ricerca e chi partecipa: moduli di consenso pensati per le esigenze di ciascuno, ascolto attivo, piccoli regali e buffet gratuiti dopo gli incontri.
La ricerca d’archivio
Fotografie dei cantieri, mappe del territorio prima e dopo l’industrializzazione, progetti urbanistici. E tante immagini delle azioni collettive con cui la gente di Marghera ha chiesto salari giusti e condizioni di vita sane.
Accanto agli archivi, come il Centro di documentazione di storia locale di Marghera, l’Archivio Margherini DOC e il Fondo Giacomelli, la ricerca si è nutrita del lavoro di altre persone di Marghera: le ricerche di Alberto Fedalto sul quartiere, quella di Carlo Augenti sui Cento cippi di conterminazione lagunare, i materiali sulla storia di Marghera condivisi da Luigi Orlandi, Luisa Orlandi e Sandra De Piccoli Broilo, e le fotografie di Barbara Crozzoletto, Riccardo Callegaro, Lucia Portinari, Marco Zuin e Massimo Montefusco.
Il questionario
128 persone che hanno, o hanno avuto, un legame con Marghera hanno risposto a cinque domande aperte: quali sono i simboli di Marghera, che cosa trovano interessante, a quali luoghi o temi dovrebbero prestare attenzione abitanti e scuole, dove si sentono parte della comunità, dove non sono mai state e vorrebbero andare.
- Il simbolo più citato è la torre dell’acquedotto (43 risposte su 128), seguita dalla piazza del mercato (22), dal verde (12), dalle industrie (10) e dalle rotonde (8). Qualcuno ha risposto semplicemente “il sorriso delle persone” e il loro “spirito folkloristico”.
- L’11% delle risposte mostra un senso di distacco: Marghera “non è più della gente di Marghera”, “non è più quella di prima”.
- Più del 21% esprime sfiducia nella capacità dell’amministrazione di occuparsi dei problemi e delle potenzialità di Marghera.
- Il 40% ritiene importante insegnare la storia di Marghera nelle scuole del territorio, e quasi un quarto di queste persone chiede che se ne racconti anche la parte umana.
Tre interviste e un libro
- Laura Boato ha co-scritto e diretto Mar Gh’Era, lo spettacolo itinerante di teatro e danza per i cento anni di Porto Marghera: più di cento interpreti e circa mille spettatori che hanno camminato insieme a loro, raccontando i successi del quartiere e anche i loro costi. Per settimane ha ricevuto messaggi commossi: le persone avevano bisogno di una storia raccontata per intero.
- Con StorieStorte (Corinna Venturini e Giorgia Dalle Ore) abbiamo parlato di cosa significa unire musica e attivismo, e di quanto possa essere complicato condividere gli spazi con chi difende gli stessi valori ma lo fa in modi diversi. Eppure, dove c’è diversità, le possibilità si moltiplicano.
- Il Comitato ViviAmo Marghera ha raccolto dati sul consumo di droghe, ascoltando le persone che ne hanno esperienza diretta, e sulla percezione di sicurezza. Conoscere fa svanire la paura dell’ignoto e smonta gli stigmi.
- Il libro La linea dell’orizzonte (Della Puppa, Matteuzzi e Saresin, 2021), consigliato dalla Libreria Heimat, racconta le famiglie bengalesi che da Marghera ripartono verso Londra, portando con sé il loro essere di Marghera.
Le passeggiate di ricerca
Due passeggiate aperte a tutti lungo via Fratelli Bandiera, la strada “di mezzo” simbolo di Marghera. Camminando abbiamo condiviso ricordi (gli alberi che erano molto più piccoli, l’aria che puzzava quando alcune fabbriche erano attive), abbiamo cercato i segni del vecchio argine e indicato gli edifici più antichi. Le opinioni erano a volte opposte, ma la conversazione è sempre rimasta pacifica.
“Anche se Marghera ha i suoi problemi, spesso ben visibili, qui mi sento più al sicuro che in altre città.” (un partecipante che si è trasferito altrove)
Quando partecipiamo attivamente alla vita di un luogo, lo conosciamo meglio e troviamo il coraggio di modellarlo secondo i nostri bisogni. Chi si separa dalla comunità, invece, finisce per riconoscersi in essa sempre meno.
Che cosa abbiamo imparato
L’identità di Marghera ruota spesso attorno a dualismi: residenziale e industriale, noi e loro, passato e futuro, amministrazione e abitanti. I cambiamenti rapidi spingono le persone a rifugiarsi in ciò che conoscono già, e questo può mettere a rischio la sua speciale inclinazione alla cooperazione.
La ricerca mostra che attività semplici e sicure, in cui le dinamiche di potere si allentano, come camminare insieme, possono favorire l’armonia in un gruppo. Marghera non è in una situazione critica, ma servono occasioni per rafforzare la vita di comunità.
Portali verso mondi diversi dal nostro, ma sempre appartenenti a Marghera, possono aiutare le persone a restare unite in tempi sempre più instabili?
Dalla ricerca al progetto: i portali
La proposta è aggiungere a Marghera piccole occasioni di incontro: i portali. Sono piccoli cerchi che stanno in piedi sul bancone di un negozio o all’entrata di un centro di comunità, con un codice QR che, inquadrato con il telefono, apre una finestra sui tanti mondi che abitano il quartiere, attraverso le foto, i video, la musica, i testi e i disegni di chi lo vive.
I portali sono in fase di realizzazione e troveranno casa all’interno di luoghi di comunità del quartiere.
Il codice QR porta alla galleria, dove chiunque può guardare le opere e aggiungere la propria. Prima della pubblicazione c’è solo un controllo etico, a tutela delle persone più vulnerabili: nessuna selezione curatoriale. Il progetto prevede anche l’AltText Poetry di Valentina Bolani: le descrizioni delle immagini per chi usa un lettore di schermo, scritte in forma di poesia.
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I passi successivi
Alla fine della ricerca, i passi indicati erano:
- proporre il questionario in più lingue, di persona e in luoghi adatti, con strumenti per l’accessibilità;
- osservare quante persone si fermano ai portali e quanto cresce la galleria;
- usare i portali per il racconto di sé, anche con le scuole, per passeggiate dedicate al benessere, come punti di interesse per chi visita Venezia e come simboli di inclusione e accoglienza.
Parole chiave
Pluriverso: la moltitudine di mondi che esistono insieme e sono profondamente connessi (Escobar, 2018).
Convivialità: la libertà individuale realizzata nell’interdipendenza con gli altri (Illich, 1973).
Realismo cosmopolita: oggi le nostre azioni hanno effetti su altre parti del mondo, ovunque ci troviamo (Ikas & Wagner, 2008).
Bibliografia essenziale
- Della Puppa, F., Matteuzzi, F. & Saresin, F. (2021). La linea dell’orizzonte. BeccoGiallo.
- Escobar, A. (2018). Designs for the Pluriverse. Duke University Press.
- Ikas, K. & Wagner, G. (a cura di) (2008). Communicating in the Third Space. Routledge.
- Illich, I. (1973). Tools for Conviviality. Harper & Row.
- Jullien, F. (2021). There Is No Such Thing as Cultural Identity. Polity Press.
- Kropotkin, P. A. (2021). Mutual Aid: A Factor of Evolution. Critical Editions.
- Le Guin, U. K. (2020). The Carrier Bag Theory of Fiction. Ignota Books.
Per chi fa ricerca
Leggi il report completo (PDF in inglese, 2 MB). Per saperne di più sui metodi e sui materiali raccolti, scrivici a margheranelmezzo@gmail.com.